Fratture spinali
1. Cosa sono le fratture vertebrali?
La colonna vertebrale è costituita da una serie di ossa sovrapposte (le vertebre), che proteggono il midollo spinale e permettono il movimento del tronco. Ogni vertebra è formata da un corpo vertebrale (la “parte anteriore”, portante) e da archi posteriori con i processi articolari e le lamine, che partecipano alla stabilità e proteggono le strutture nervose.
Una frattura vertebrale si verifica quando le forze che agiscono sulla colonna superano la resistenza dell’osso. Questo può avvenire per:
- Trauma ad alta energia: incidenti stradali, cadute da altezza, traumi sportivi importanti.
- Trauma a bassa energia su osso fragile: nelle persone con osteoporosi, anche una caduta banale, un sollevamento di peso o persino un brusco movimento possono causare una frattura da schiacciamento.
- Metastasi o tumori vertebrali: l’osso è indebolito dall’infiltrazione tumorale e si rompe più facilmente.
2. Tipi principali di fratture vertebrali
Le fratture non sono tutte uguali. Alcune sono stabili e non minacciano il midollo spinale; altre sono instabili e richiedono interventi più complessi.
Tra i principali tipi:
- Fratture da compressione (o “schiacciamento”)
Il corpo vertebrale si abbassa nella sua porzione anteriore, assumendo una forma “a cuneo”. Sono tipiche dell’osteoporosi. Spesso causano dolore localizzato e, nel tempo, possono contribuire alla cifosi dorsale (“gobba”). - Fratture a scoppio (“burst”)
Il corpo vertebrale è schiacciato in modo più uniforme e frammentario, con possibile spostamento di frammenti verso il canale vertebrale. Possono comprimere il midollo spinale o le radici nervose, causando deficit neurologici. - Fratture-lussazioni
Non solo l’osso è rotto, ma vi è anche uno spostamento significativo tra una vertebra e l’altra, con rottura dei legamenti. Sono lesioni instabili, spesso associate a gravi traumi, con alto rischio di danno midollare. - Fratture patologiche
Si verificano su una vertebra indebolita da tumori o infezioni. Anche traumi minimi possono causare un collasso vertebrale.
3. Sintomi e diagnosi
Sintomi
Il sintomo più frequente è il dolore:
- Dolore acuto, localizzato a livello della frattura (dorsale o lombare), che peggiora con il movimento, con la stazione eretta o seduta prolungata.
- In caso di interessamento del midollo o delle radici nervose possono comparire:
- Formicolii, perdita di forza agli arti
- Difficoltà a camminare
- Nei casi più gravi, disturbi di controllo di vescica e intestino.
Nelle fratture osteoporotiche, soprattutto se multiple, nel tempo si può notare riduzione dell’altezza e accentuazione della cifosi dorsale.
Esami diagnostici
- Radiografia: primo esame, mostra l’eventuale schiacciamento e la deformità
- TAC: fondamentale per valutare dettagliatamente la frattura, i frammenti ossei e l’eventuale compromissione della stabilità vertebrale
- Risonanza magnetica (RMN): utile per valutare midollo spinale, radici nervose, dischi intervertebrali e per capire se la frattura è recente o “vecchia” (edema osseo, segni di sofferenza)
- Esami per l’osteoporosi (MOC, esami ematici) se si sospetta una fragilità ossea.
4. Principi generali di trattamento
L’obiettivo del trattamento è ridurre il dolore, mantenere o ripristinare la stabilità della colonna e proteggere il sistema nervoso. La scelta dipende da:
- Tipo di frattura (compressiva, a scoppio, lussazione, patologica)
- Grado di deformità e di instabilità
- Presenza o meno di deficit neurologici
- Età, comorbidità e grado di osteoporosi del paziente
- Livello di attività e aspettative funzionali.
In linea generale, distinguiamo tra trattamento conservativo e trattamento chirurgico.
5. Trattamento conservativo
È indicato soprattutto nelle fratture stabili, senza deficit neurologici significativi.
a) Riposo relativo e gestione del dolore
- Riposo relativo nelle prime settimane: evitare sforzi, sollevamento di pesi e movimenti bruschi, ma cercare comunque di non restare completamente allettati per lungo tempo, per ridurre il rischio di trombosi e perdita di massa muscolare.
- Farmaci antidolorifici e antinfiammatori: FANS, paracetamolo, talora oppioidi leggeri; nei casi osteoporotici si possono usare farmaci specifici per il dolore da frattura vertebrale.
- Tutori e busti ortopedici: corsetti rigidi o semirigidi aiutano a contenere il dolore, stabilizzare il tratto vertebrale e permettere la mobilizzazione precoce.
b) Riabilitazione
Dopo la fase più acuta, la fisioterapia è centrale:
- Esercizi per il rinforzo della muscolatura paravertebrale e addominale
- Rieducazione posturale
- Programmi di attività fisica adattata per prevenire nuove fratture e migliorare l’equilibrio.
c) Trattamento dell’osteoporosi
Fondamentale nelle fratture da fragilità:
- Correzione di eventuali deficit di vitamina D e calcio
- Farmaci anti-osteoporotici (bisfosfonati, denosumab, teriparatide, ecc.) da gestire in collaborazione con il medico di riferimento (internista, reumatologo, endocrinologo).
6. Trattamenti mini-invasivi: vertebroplastica e cifoplastica
Per alcune fratture da schiacciamento dolorose, soprattutto osteoporotiche, che non rispondono adeguatamente al trattamento conservativo, si possono utilizzare procedure mini-invasive:
Vertebroplastica
Consiste nell’iniezione di cemento osseo (polimetilmetacrilato) all’interno del corpo vertebrale fratturato, sotto guida radiologica.
- Scopo principale: stabilizzare la frattura e ridurre il dolore
- Vantaggio: procedura relativamente rapida, con recupero funzionale precoce
- Rischi: fuoriuscita di cemento al di fuori della vertebra (estravaso), rischio teorico di compressione nervosa o embolia (evento raro ma potenzialmente grave).
Cifoplastica
È una variante in cui si introduce, prima del cemento, un piccolo palloncino nel corpo vertebrale:
- Il palloncino viene gonfiato per cercare di ripristinare parte dell’altezza vertebrale schiacciata
- Successivamente si inietta il cemento nella cavità creata.
Rispetto alla vertebroplastica, può offrire un migliore recupero dell’altezza vertebrale e una lieve correzione della cifosi, riducendo la pressione sul cemento durante l’iniezione.
Queste tecniche non sono adatte a tutti: la decisione dipende dalla morfologia della frattura, dal tempo trascorso dall’evento e dalle condizioni generali del paziente.
7. Trattamento chirurgico “aperto” o strumentato
La chirurgia maggiore è indicata quando:
- La frattura è instabile
- Vi è compressione del midollo spinale o delle radici nervose con deficit neurologici
- Sono presenti deformità importanti (cifosi severa, crolli multipli) che compromettono postura e qualità di vita
- Vi è una frattura-lussazione con rischio di peggioramento improvviso.
Tecniche principali
- Stabilizzazione con viti e barre
- Le viti vengono inserite nelle vertebre sopra e sotto la frattura e collegate con barre metalliche.
- L’obiettivo è bloccare il segmento, correggere la deformità e proteggere il midollo.
- Può essere eseguita con tecniche open tradizionali o con approcci percutanei (mini-invasivi), a seconda del caso.
- Decompressione
- Quando la frattura comprime il midollo o le radici, è spesso necessario rimuovere frammenti ossei, lamina o altre strutture che occupano il canale vertebrale.
- La decompressione viene combinata alla stabilizzazione per evitare instabilità post-chirurgica.
- Ricostruzione del corpo vertebrale
- In fratture molto complesse o in fratture patologiche (per es. da metastasi), si possono utilizzare cages (gabbie in titanio o altro materiale) per ricostruire l’altezza del corpo vertebrale, spesso associate a un sistema di viti e barre.
Rischi e benefici
Come ogni chirurgia maggiore, anche quella vertebrale comporta rischi:
- Emorragia, infezione, trombosi venosa
- Rischi anestesiologici, soprattutto nei pazienti anziani e pluripatologici
- Raro ma più temuto: danno neurologico (deficit di forza, disturbi sensitivi, disturbi sfinterici).
Per contro, nei casi appropriati l’intervento può:
- Prevenire o limitare danni neurologici permanenti
- Correggere deformità importanti
- Ridurre il dolore e migliorare la qualità di vita.
8. Convalescenza e prevenzione
Dopo una frattura vertebrale, qualunque sia stato il trattamento, il percorso non finisce con la dimissione.
- È importante seguire il programma riabilitativo: esercizi, fisioterapia, consigli posturali.
- Va valutata e trattata l’eventuale osteoporosi per ridurre il rischio di nuove fratture.
- Stile di vita: smettere di fumare, ridurre l’alcol, mantenere un peso corporeo adeguato, svolgere attività fisica regolare e adeguata all’età.
- Prevenire le cadute (soprattutto negli anziani): curare la vista, sistemare la casa (eliminare tappeti scivolosi, migliorare l’illuminazione), usare ausili se necessari.
Conclusione
Le fratture vertebrali rappresentano un capitolo importante della patologia della colonna, con quadri che vanno dal semplice schiacciamento osteoporotico fino alla frattura-lussazione con rischio di paralisi. Il trattamento è sempre personalizzato e nasce dall’integrazione tra diagnosi precisa, valutazione della stabilità, condizioni generali del paziente e aspettative di vita e di autonomia.
Le opzioni terapeutiche spaziano dal semplice trattamento conservativo con busto e fisioterapia, passando per le tecniche mini-invasive come vertebroplastica e cifoplastica, fino alla chirurgia strumentata più complessa. Il filo conduttore rimane sempre lo stesso: ridurre il dolore, preservare la funzione neurologica e garantire la miglior qualità di vita possibile nel lungo periodo.